IL COMPLESSO MONUMENTALE
DI SAN GREGORIO ARMENO
LA STORIA

IL COMPLESSO MONUMENTALE
DI SAN GREGORIO ARMENO
LA STORIA

Il complesso monastico  di San Gregorio Armeno, dedicato a Santa Patrizia, secondo una prima tesi venne edificato con la costruzione di una chiesa in quell'insula innalzata sulle rovine del tempio di Cerere, nel luogo che secondo la leggenda avrebbe ospitato il monastero fondato da Flavia Giulia Elena, madre dell'imperatore Costantino, di cui santa Patrizia sarebbe stata una discendente. Secondo altre fonti  la datazione della costruzione originaria risale all'VIII secolo e fu avviata quando nel luogo giunsero un gruppo di monache basiliane seguaci della santa in fuga da Costantinopoli. Il gruppo monastico si sarebbe stabilito in città dopo la morte della religiosa, portando con loro una serie di reliquie e oggetti sacri trasferiti da Bisanzio prima a Roma e poi a Napoli durante il periodo iconoclasta. Tra queste furono portate anche  le reliquie di san Gregorio Armeno che fu patriarca di Armenia dal 257 al 331. Il luogo dove vennero ubicate le prime costruzioni di questo gruppo è quello dell’attuale struttura. In primo momento il nucleo architettonico era composto da più edifici con una chiesa, attualmente sottoposta al livello del chiostro.

Dopo il Concilio di Trento, nel 1566, fu stabilito l'obbligo di clausura delle monache e fu necessario adeguare le antiche strutture alle nuove regole monastiche. A partire dal 1572 il complesso subì un profondo rifacimento ad opera di Giovanni Francesco Mormando per il progetto e Giovanni Vincenzo Della Monica e Giovan Battista Cavagna per le fasi esecutive. I lavori consistettero nella ricostruzione ex novo di tutti i corpi di fabbrica preesistenti, con la realizzazione della nuova chiesa. Tra il 1573 e il 1574 vennero completati la gran parte degli spazi di clausura. Tra il 1580 e il 1584 fu avviata la realizzazione del soffitto casettonato, decorato con pitture di Teodoro d'Errico e intagli di vari artigiani napoletani, e furono inoltre aperte alcune cappelle laterali della navata. A partire dal 1679 fino al 1684 Luca Giordano dipinse una serie di affreschi che narrano l’origine del monastero e le Storie di san Gregorio. Intorno al 1745 si ebbero altri interventi di restauro che adeguarono l'aspetto estetico della chiesa al gusto rococò. Per l'occasione vennero realizzati gli intagli del soffitto della navata, le grate del coro delle monache, gli stucchi e le dorature interne. Nel 1759 fu invece costruito il cosiddetto “coro d'inverno”, ricavato al secondo piano dell'atrio d'ingresso, sopra il coro grande, in un punto più facile da raggiungere per le religiose e commissionato direttamente dalle stesse in quanto nelle occasioni in cui queste intendevano recitare le preghiere anche di notte o d'inverno, potevano farlo spostandosi direttamente dall'interno del monastero dov'erano le loro celle, senza dover perciò utilizzare necessariamente il coro principale, che era invece raggiungibile solo passando per il chiostro esterno.

IL COMPLESSO MONUMENTALE
DI SAN GREGORIO ARMENO
IL RESTAURO

IL COMPLESSO MONUMENTALE
DI SAN GREGORIO ARMENO
IL RESTAURO

I manufatti del Complesso Monumentale di San Gregorio Armeno sono stati oggetto degli interventi di restauro e conservazione realizzati e gestiti dall’ Atheneum Consorzio restauro & conservazione ed eseguiti per la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Napoli. Le operazioni conservative hanno riguardato le tipologie tecniche dei dipinti su tavola, degli affreschi e decorazioni pittoriche, degli stucchi dorati, degli intagli lignei policromi e dorati, delle strutture lignee portanti e delle cartapesta degli organi della navata. Per gli interventi relativi al restauro e conservazione del  soffitto cassettonato della Chiesa, realizzato alla fine del XVI secolo da Teodoro d’Errico e la sua Bottega e da Giambattista Magliulo, sono state anche eseguite tutte le attività di studio e ricerca, diagnostica e progettazione degli interventi di stabilizzazione strutturale e dei sistemi di disinfestazione e controllo per la manutenzione periodica.

Nella sua stesura il progetto della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli includeva una fase preliminare di studio il cui obiettivo era la caratterizzazione dei materiali costituenti il cassettonato  e la determinazione delle  modalità di intervento relative alla disinfestazione del legno. Lo studio è stato condotto dal Consorzio in collaborazione col Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e della Produzione (DIMP) dell’Università di Napoli “Federico II”. Gli obiettivi prefissati nell’ambito dello studio citato hanno richiesto la disponibilità di competenze specifiche  nel campo strutturale, nel campo dei materiali e nel campo della conoscenza biologica. Pertanto il DIMP, quale Dipartimento coordinatore, ha coinvolto sul tema gli Istituti e i Dipartimenti presso i quali si rendessero disponibili le competenze necessarie. Più precisamente sono stati coinvolti il Dipartimento di Analisi e Progettazione Strutturale  della Facoltà d’Ingegneria ed il Dipartimento  di Entomologia della Facoltà di Agraria di Portici.

Lo studio propedeutico per la realizzazione del progetto definitivo dell’intervento ha avuto un’impostazione generale basata su tre punti.

  • Un primo punto è quello relativo alla caratterizzazione dei materiali costitutivi finalizzato all’individuazione del loro stato di conservazione e dei danni subiti.
  • Un secondo punto ha riguardato la valutazione del comportamento degli elementi costitutivi il cassettonato nei confronti degli interventi di restauro conservativo.
  • Un terzo punto è relativo alla valutazione delle condizioni di stabilità sia del cassettonato sia della struttura portante dello stesso, al fine di poter definire il comportamento statico dell’intera struttura in relazione agli interventi da effettuare. Lo studio inoltre ha incluso anche il rispetto di tutti i requisiti di sicurezza necessari e compatibili con la particolarità degli interventi da eseguire.

Un’altra importante opera del Convento di San Gregorio Armeno riconducibile agli interventi effettuati dal gruppo di restauratori  dell’Atheneum Consorzio restauro & conservazione è il dipinto raffigurante “Il Cristo Pantocratore”.
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